IN RICORDO DI AGOSTINO
ROCCO
Lettera aperta al Ministro Mastella
La morte, qualsiasi
morte, merita rispetto e silenzio.
Ma, oggi in occasione dei funerali di Agostino Rocco non possiamo non
gridare il nostro dolore.
Perché Agostino, anche se non lo abbiamo conosciuto, era uno di noi.
Una persona , un imprenditore che ha lavorato sodo e che ha dato lavoro;
che si è trovato in gravi difficoltà economiche a causa
dell’amministrazione giudiziaria che non ha onorato con il pagamento,
quel lavoro.
Noi imprenditori e lavoratori del settore della verbalizzazione
giudiziaria conosciamo bene il dramma che ha vissuto Agostino.
L’ansia di non poter pagare gli stipendi ai dipendenti. L’umiliazione
del direttore di banca che ti chiama e ti chiede il rientro, il doversi
barcamenare per rispettare i nostri impegni con i fornitori, con i
collaboratori.
E tutto ciò assommato alle lunghe attese davanti le porte degli uffici
giudiziari in attesa di una risposta, di un segnale, a volte soltanto di
un perché.
Di un mandato di pagamento che per spostarsi da una stanza all’altra
dello stesso piano, ci mette settimane, alla barba degli investimenti
sull’informatizzazione!
Sprechi di tempo e sprechi di denaro.
Perché per loro sei un numero, una cartella, una pratica che può
ammuffire nello scarico di responsabilità fra periferia e centro, tra un
Ministero e l’altro.
Così i debiti crescono. Ritardi di mesi, di anni, fra silenzi e non
curanza che stritolano l’azienda prima e poi la persona.
Così muori un po’ alla volta.
Con la rabbia e la disperazione perché quello Stato che non ti paga è lo
stesso che non ti perdona un pagamento dei contributi differito, che
controlla ogni tuo respiro, che ti manda l’ufficiale giudiziario a casa.
Le imprese di resocontazione attendono che vengano pagate fatture emesse
da più di un anno per oltre 5 milioni di euro, in una situazione di
incertezza contrattuale, con le imprese al collasso finanziario e per
giunta con qualcuno al Ministero della Giustizia che si stupisce pure
della nostra protesta e indignazione.
Malgrado ciò abbiamo continuato a lavorare per assicurare un servizio
essenziale alla Giustizia, ma con la rabbia che dall’altro lato c’è solo
burocrazia e insipienza.
Nel volgere il nostro cordoglio alla famiglia ci accorgiamo che l’Italia
non sarà mai un Paese civile finché un imprenditore dovrà ricorrere ad
un gesto così estremo per richiamare l’attenzione dell’ autorità.
Finché il diritto non sarà garantito.
Finché burocrazia e irresponsabilità uccideranno.
Noi però non ci arrendiamo e faremo sentire più forte la nostra voce e
la nostra protesta già a partire dai prossimi giorni.
Lo faremo anche per nome e per conto di Agostino.
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