GIUSTIZIA: MANCANO FONDI, SLITTA PROCESSO; VITTIMA, PAGO IO MARITO DONNA MORTA IN OSPEDALE SI BATTE CONTRO PRESCRIZIONE

(ANSA) - NAPOLI, 8 OTT -

Il servizio di stenotipia non e' attivo per la carenza di fondi e il processo deve pertanto essere rinviato. Ma il marito della vittima - morta nel 2001 in un ospedale napoletano dove era ricoverata per una semplice operazione - non ci sta. Vuole giustizia, chiede che il dibattimento sia celebrato nei tempi giusti e che non sia cancellato tutto dalla prescrizione. E allora si rivolge al giudice che ha appena stabilito la data del rinvio: ''Sono disposto a pagare di tasca mia le spese per la stenotipia, purche' si faccia il processo''. E il magistrato, pur apprezzando l'iniziativa, e' costretto a dire che cio' non e' possibile perche' cio' non e' previsto dalla legge.
Accade al Palazzo di Giustizia di Napoli dove, davanti al giudice monocratico Fabio Viparelli si sta celebrando il processo per la morte di Rosaria Lanzetta, morta il 18 ottobre 2001. Era entrata in coma nove giorni prima all'ospedale Monadi dove doveva essere sottoposta a una operazione per calcoli alla colecisti. Per quella vicenda sono finiti sotto processo il chirurgo e l'anestesista, imputati di omicidio colposo e il primo anche di falso ideologico per presunte alterazioni della cartella clinica. Il marito della vittima, Luigi Buono, 72 anni, si e' costituito parte civile assistito dall'avvocato Cesare Amodio. Buono ha anche preparato una lettera al ministro della Giustizia Roberto Castelli per sollecitare misure urgenti. A Napoli, per i costi alti della stenotipia (sette euro a foglio), il servizio viene utilizzato solo per processi con rito direttissimo e a carico di imputati detenuti davanti a organi collegiali. Per gli altri processi soltanto rinvii aspettando tempi migliori o trascrizioni in forma riassuntiva come si faceva ai tempi del vecchio codice di procedura. ''Una trascrizione riassuntiva delle dichiarazioni e' possibile - scrive Buono - ma i tempi lunghissimi che comporta fanno si' che ciascun collegio o giudice monocratico riesca a celebrare al piu' uno o due processi al giorno e che quindi nuovi arretrati si aggiungono ai numerosissimi vecchi''. La situazione e' dunque ''di denegata giustizia e di violazione di una mezza dozzina di norme costituzionali e, forse, penali''. Sulla situazione e' intervenuta nei giorni scorsi anche la sezione di Napoli dell'Associazione magistrati. ''Il Tribunale penale di Napoli - hanno denunciato i magistrati - e' ormai prossimo alla paralisi. Per l'anno 2005 i fondi stanziati per il servizio di stenotipia che deve essere assicurato per le udienze dibattimentali sono in via di esaurimento ed il presidente del Tribunale ha limitato l'utilizzo di tale sistema di verbalizzazione ai soli processi con rito direttissimo ed esclusivamente per le udienze collegiali con imputati detenuti almeno in numero di tre''. ''Cio' - prosegue l'Anm - determinera' un sicuro arresto della stragrande maggioranza dei processi penali. Senza tralasciare, inoltre, che la verbalizzazione riassuntiva limita fortemente le garanzie difensive delle parti processuali essendo inidonea a registrare dichiarazioni o deposizioni dibattimentali nella loro interezza''. Un caso approdato anche nell'aula del consiglio comunale di Napoli dove il consigliere dei Ds Ugo Raja che ha invitato il sindaco a intervenire presso il ministro per ''evidenziare la ricaduta negativa per la tenuta della legalita' a Napoli che tale stato di cose determina''. LN

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